martedì 2 settembre 2014

Il paesaggio rurale





Il paesaggio rurale in Maremma




Le vicende umane modificano il territorio e, con esso, il paesaggio: storia e geografia sono strettamente interconnesse, l'immaginario collettivo si riflette su un immaginario geografico che, così, si trova ad includere i caratteri identificativi di un territorio.
Nel Medioevo la Maremma era caratterizzata da un assetto sociale ed economico basato sulle “comunità di villaggio”, comunità di piccoli o piccolissimi proprietari che traevano le loro risorse soprattutto dalla fruizione regolamentata dei beni comuni, come boschi e pascoli, castagneti e  aree di semina; la struttura del paesaggio rurale e dell'insediamento umano si fondava sul binomio castello/contado: esso era determinato dai tempi di percorrenza a piedi e dalla durata delle giornate di lavoro, per cui attorno al borgo murato si sviluppavano la coltura intensiva dei domesticheti arborei, quindi i seminativi cadenzati da querce e delimitati da siepi e, più distanti, i boschi.

Simone Martini - Guidoriccio da Fogliano all'assedio di Montemassi (dettaglio)

Da allora paesaggio rurale maremmano ha vissuto tre grandi cambiamenti che hanno profondamento inciso sugli assetti sociali, economici ed ambientali del territorio e, quindi, sul paesaggio:
  1. La Dogana dei Paschi;
  2. L'appoderamento otto-novecentesco;
  3. La Riforma agraria dell'Ente Maremma.



L'imposizione da parte di Siena, tra il XIV ed i XV secolo, della Dogana dei Paschi - una sorta di affitto di tutte le risorse di pascolo al bestiame brado e/o transumante - portò da una parte all'abbandono dei terreni con conseguente dissesto dei suoli, soprattutto in pianura, e al  collasso  economico di molti villaggi e conseguente spopolamento, dall'altra produsse il rafforzamento del sistema castello/contado, alla formalizzazione del sistema dei campi chiusi con l'istituzione delle Bandite e a forme di latifondo mezzadrile con unità poderali molto grandi.

Foto B. Di Stefano
 

Gli assetti dell’Impianto medioevale sono oggi visibili nei centri murati (in pianura limitati ai centri murati di Paganico e Orbetello e alla città di Grosseto) integrati con mosaici agrari complessi, estese superfici boscate in prossimità degli abitati, su cui talvolta gravavano diritti di “uso civico”, e le folte siepi alberate dei “campi chiusi”.




 

 
La fase dell'Appoderamento otto-novecentesco introduce le prime forme di appoderamento mezzadrile secondo il sistema di fattoria. 


Fattoria La Concia nel 1929














Nelle zone di fondovalle o di pianura tale processo è accompagnato da processi di bonifica idraulica.  La pianura costiera è scandita dai canali della bonifica e la maglia poderale assume un ordine geometrico dei campi, con seminativi rettangolari, stretti e lunghi, con una dotazione vegetazionale priva di elementi verticali (siepi e alberi isolati), e gli unici elementi vegetali che connotano la pianura sono i filari a pino e cipresso lungo i viali di accesso alle fattorie storiche (la Badiola, la tenuta granducale di Alberese, ecc.). 


Foto N. Costa








La collina è caratterizzata invece dalla presenza di colture alberate (oliveti e vigneti) e di bosco (leccete) alternato a seminativi e/o prati-pascoli generalmente organizzato nella maglia dei “campi chiusi” o dei “prati pascoli con alberi isolati e a gruppi”. Il sistema di fattoria consente alla grande proprietà di strutturare i centri economico-amministrativi dei loro possessi  all’interno dell’antica maglia castellana (ad es. i castelli/fattoria di Porrona, Castiglioncello Bandini, Triana, Montepò, Marsiliana, ecc.). 














La Riforma agraria dell'Ente Maremma degli anni ’50 del XX secolo  completa, attraverso la colonizzazione del territorio, l’opera di bonifica: con essa si espropriano più di 100.000 ettari a oltre 600 proprietari per distribuirli a 9000 assegnatari. Gli assetti della riforma agraria sono visibili per lo più in pianura con il sistema insediativo basato sul tipico “appoderamento a nuclei” (fabbricati allineati lungo le strade e avvicinati ai confini comuni dei fondi in modo che risultino a gruppi di due, tre o quattro poderi), una viabilità strutturata secondo una maglia geometrica quasi ortogonale di strade poderali ed interpoderali e l’impianto di fasce frangivento di eucalipti o pini.



Mosaico dell'appoderamento dell'Ente Maremma lungo la direttrice Grosseto-mare


Maglia stradale nella direttrice Grosseto-mare


Ad essa risale la realizzazione di borghi come Rispecia, Grilli, Marsiliana, Borgo Carige, Montantico, ecc, costituenti veri centri di servizi per le aree di nuova colonizzazione per la presenza di asili, scuole, centri sociali, assistenza meccanica, magazzini e luoghi di trasformazione e commercializzazione dei prodotti, chiese.


In collina si rafforzano gli assetti poderali esistenti, vengono incentivati impianti di oliveti ed introdotto l'allevamento in stalla.
 
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L'attuale paesaggio rurale maremmano è la risultante di quei cambiamenti, in particolare dell'appoderamento otto-novecentesco nei rilievi e nelle pianure di antica bonifica e dell'appoderamento dell'Ente Maremma nei terreni alluvionali della bonifica del '900.
I caratteri identitari del paesaggio oggi sono:









Le città arroccate, circondate da prossimo da orti, oliveti e piccole vigne e, più lontano, da estese superfici boscate.


 
Foto N. Costa
 

 

Foto N. Costa


 













Foto B. Di Stefano
il sistema dei campi chiusi, le folte siepi alberate, i vecchi impianti di oliveto.

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Foto B. Di Stefano
 













Gli incolti e le coltivazioni estensive a cereali, oleaginose e pascolo.
 





Foto N. Costa
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Foto S. Vivarelli Colonna
 
 
 
 
 
 
 
 
 
I cavalli e le mucche dalle lunghe corna.
 
 
 
Foto S. Vivarelli Colonna



Foto S. Vivarelli Colonna
 
 
 
 
 
 
 
La fitta macchia mediterranea.
 
 
 




Foto N. Costa






 
 
 
 
I colori.
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Il complesso mosaico risultante dalla successione di coltivi, vigne, oliveti e incolti, dall'alternanza di campi squadrati ed irregolari estensioni arboree, il tutto intersecato da siepi e fossi costituenti importantissimi corridoi  ecologici.
 
Foto M. Guerrini




 
 



  


domenica 17 agosto 2014

Alla ricerca delle radici del paesaggio palustre


Alla ricerca delle radici del paesaggio palustre:
suggerimenti di itinerari alla scoperta della bonifica grossetana
 
Diaccia Botrona: Casa Rossa o Casa Ximenes (foto N. Costa)
 
 
 
Per la Diaccia Botrona (a piedi):



Partendo da Ponti di Badia (S.P. del Padule): Isola Clodia, l’Arginone che separa la zona umida dalle aree bonificate,  l’Antico canale Navigabile.

Partendo da Castiglione della Pescaia: La Casa Rossa (le arcate, la scala in ferro che suona, il museo), i canali relitti: il canale Bilogio, il Collettore Unico, l’Antico canale Navigabile.





 
Casa Rossa: particolare (foto N. Costa)



Le Idrovore (auto o bici)




 
 

L’idrovora di Cernaia (S.P. del Padule), l’idrovora di Barbaruta (S.P. di Barbaruta), l’idrovora di Casotto Venezia (strada delle Collacchie, SS 322), le cateratte sul San Leopoldo (chiusa situata sul canale San Leopoldo 1 km nell'entroterra rispetto al ponte della strada costiera), Emissario San Leopoldo.

 
 

Dalla Steccaia alla casa Rossa (in auto o in bici)


 

Partenza dalla Steccaia, Ponte Tura (via Scansanese, loc. Poggio Cavallo), Canale Diversivo in Grosseto, statua del badilante a Grosseto - svincolo Aurelia Nord, S. P. del Padule, Idrovora di Cernaia, Isola Clodia, Arginone, Casa Rossa. 


Grosseto: Aurelia nord - Statua del badilante e ponti sull'ex Diversivo (foto N. Costa)



I badilanti erano gli operai che nelle opere di bonifiche scavavano fossi e canali col solo ausilio del badile e di una carriola: a Buriano si dice ancora “ho fatto il Bruna a caretta!”